Il bigliettaio e gli anni ottanta


Quando ero bambino, ma molto bambino, gli autobus erano verdi ed il biglietto te lo faceva il bigliettaio. Tu, anzi mamma, gli dava i soldi e lui ti dava un pezzetto di carta colorato strappato dal blocchetto che teneva nel cassetto di fronte a se.
Dopo un po’ di tempo, quando ero sempre bambino ma un po’ di meno, il biglietto lo facevi sempre sull’autobus, ma non c’era pi√π il bigliettaio a farlo. Al suo posto una macchinetta nella quale mettevi i soldi contati e lei stampava al momento un biglietto bianco con su scritto il prezzo. Il bigliettaio era probabilmente andato in pensione o si accingeva a farlo ed il suo posto, rimasto vuoto, era tra i pi√π ambiti: comodo con il suo sedile in similpelle imbottita ed il cassetto sul quale poggiare le braccia.
Poi √® arrivata l’obliteratrice, erano gli anni ottanta. Viverli non √® stato facile per nessuno, ma viverli durante l’adolescenza √® stato quasi insostenibile. In quel clima di sconforto e di decadenza che solo ora sta dando i suoi terribili frutti, l’obliteratrice non ha aiutato. Una parola cos√¨, non poteva che essere figlia di quei tempi. I biglietti non si compravano pi√π sull’autobus, che nel frattempo si erano tinti di arancione, ma li dovevi comprare in anticipo per poi obliterarli (argh!) sull’autobus. E se l’obliteratrice non funzionava, dovevi sperare nella clemenza del controllore, o farti l’abbonamento.
Poi gli anni ottanta sono finiti. Ho cominciato a lavorare, ho cambiato casa, ho smesso di prendere i mezzi pubblici… e ho dimenticato tutto questo.
Il tempo √® passato, il secolo √® finito e gli autobus, diventati di un colore indefinibile, si sono completamente ricoperti di pubblicit√†. Io sono andato ad abitare all’altro capolinea del 19, un posto dal nome floreale e misterioso che da bambino avevo sempre desiderato sapere dove fosse. E ho anche ricominciato ad utilizzare i mezzi pubblici, questa volta per scelta e non per necessit√†. E’ cos√¨ che ho scoperto che sul tram il biglietto lo puoi di nuovo fare a bordo, te lo stampa una macchinetta che si chiama Meb, che √® pi√π piccola e carina di quella che c’era quando ero bambino, ma nella quale devi sempre mettere i soldi contati.
Insomma, tutto √® tornato quasi come prima, tranne il fatto che il biglietto, ormai tecnologicamente avanzato con tanto di banda magnetica, bisogna anche convalidarlo. E l’obliteratrice, anche lei √® andata in pensione ed ha lasciato il posto al Bip-and-Go.