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Volevo scrivere due righe, non di più perché non ne vale la pena, sulla candidatura alle elezioni regionali del Lazio di Fidel Mbanga-Bauna, giornalista e presentatore del TG3 Regionale (ovviamente sempre del Lazio).
Tutto nasce dal fatto che il simpatico personaggio televisivo – che ho scoperto avere anche una voce a lui dedicata su Wikipedia – ha deciso di candidarsi con La Destra di Storace e volevo fare un brevissimo commento sulla forte sensazione di incongruenza che ho provato nel venire a conoscenza della notizia vedendo un breve servizio su Repubblica TV.

E qui nasce il titolo.
Perché mi sarebbe piaciuto aggiungere il video di Repubblica TV alle due righe di cui sopra, ma vedendo il codice HTML da includere per fare l’embed del video non ho potuto fare a meno di cambiare argomento e titolo del post.

Per i più curiosi, qui sotto il servizio da cui tutto nasce.
Da You Tube, naturalmente.

Abbonamenti

Stamattina prima di uscire di casa ho controllato il traffico su Octotelematics. Ne risultava che la porzione di Grande Parcheggio Anulare che avrei dovuto percorrere per raggiungere l’ufficio era completamente intasata.
Sono sceso dal tabaccaio e ho comprato l’abbonamento della metropolitana per il mese di settembre.

La terra in moto

Quando ti svegli alle tre e mezza di notte e senti le persiane fare un rumore d’inferno, la prima cosa che pensi è che fuori stia grandinando.
Poi, quando ti accorgi che il rumore non lo fanno solo le persiane, ma anche tutto quello che c’è dentro casa e che il letto sotto di te si sta muovendo, capisci quanto sei piccolo e indifeso rispetto alla forza della natura.

Il bigliettaio e gli anni ottanta


Quando ero bambino, ma molto bambino, gli autobus erano verdi ed il biglietto te lo faceva il bigliettaio. Tu, anzi mamma, gli dava i soldi e lui ti dava un pezzetto di carta colorato strappato dal blocchetto che teneva nel cassetto di fronte a se.
Dopo un po’ di tempo, quando ero sempre bambino ma un po’ di meno, il biglietto lo facevi sempre sull’autobus, ma non c’era più il bigliettaio a farlo. Al suo posto una macchinetta nella quale mettevi i soldi contati e lei stampava al momento un biglietto bianco con su scritto il prezzo. Il bigliettaio era probabilmente andato in pensione o si accingeva a farlo ed il suo posto, rimasto vuoto, era tra i più ambiti: comodo con il suo sedile in similpelle imbottita ed il cassetto sul quale poggiare le braccia.
Poi è arrivata l’obliteratrice, erano gli anni ottanta. Viverli non è stato facile per nessuno, ma viverli durante l’adolescenza è stato quasi insostenibile. In quel clima di sconforto e di decadenza che solo ora sta dando i suoi terribili frutti, l’obliteratrice non ha aiutato. Una parola così, non poteva che essere figlia di quei tempi. I biglietti non si compravano più sull’autobus, che nel frattempo si erano tinti di arancione, ma li dovevi comprare in anticipo per poi obliterarli (argh!) sull’autobus. E se l’obliteratrice non funzionava, dovevi sperare nella clemenza del controllore, o farti l’abbonamento.
Poi gli anni ottanta sono finiti. Ho cominciato a lavorare, ho cambiato casa, ho smesso di prendere i mezzi pubblici… e ho dimenticato tutto questo.
Il tempo è passato, il secolo è finito e gli autobus, diventati di un colore indefinibile, si sono completamente ricoperti di pubblicità. Io sono andato ad abitare all’altro capolinea del 19, un posto dal nome floreale e misterioso che da bambino avevo sempre desiderato sapere dove fosse. E ho anche ricominciato ad utilizzare i mezzi pubblici, questa volta per scelta e non per necessità. E’ così che ho scoperto che sul tram il biglietto lo puoi di nuovo fare a bordo, te lo stampa una macchinetta che si chiama Meb, che è più piccola e carina di quella che c’era quando ero bambino, ma nella quale devi sempre mettere i soldi contati.
Insomma, tutto è tornato quasi come prima, tranne il fatto che il biglietto, ormai tecnologicamente avanzato con tanto di banda magnetica, bisogna anche convalidarlo. E l’obliteratrice, anche lei è andata in pensione ed ha lasciato il posto al Bip-and-Go.

P(o)rco Leonardo

Radio Rock regala biglietti per il cinema. Non per un cinema qualunque, ma per il cinema che si trova a Parco Leonardo. Si decide di andare, un po’ perchè il film attrae, ma soprattutto per la curiosità di vedere questa nuova zona cementificata che sta nascendo nei pressi dell’aeroporto di Fiumicino.
Si potrebbe pensare che la zona prenda il nome dal vicino aeroporto “Leonardo da Vinci”, ma la prima delusione è alle porte. Questo nuovo “quartiere”, prende il nome dal costruttore (oggi mi sento buono…) che l’ha ideato: Leonardo Caltagirone.
Parco Leonardo è una novità rivoluzionaria per l’urbanistica romana, che finalmente si può avvalere di quello che tantissimi cercavano da tempo: un agglomerato abitativo all’interno di un centro commerciale. Dentro ci si può trovare di tutto: giostre per bambini (finte da morire), cinema multisala (23 sale, luci viola, moquette che sarebbe già da cambiare), pizzeria napoletana e (come se ne può fare a meno?) un ristorante giapponese.
Un ampio parcheggio al coperto da 5000 posti, delle pittoresche palazzine ad uso abitativo di otto piani a forma di pagoda e un esotico odore di kerosene proveniente dal vicino aeroporto completano il quadro di questo (purtroppo per lui) indimenticabile luogo.