I libri, le librerie e tutto il resto

L’altro giorno il caso ha voluto che rimanessi più del previsto agli arrivi del terminal 3 di Fiumicino a causa di un finger – l’aggeggio che collega l’aeromobile all’aerostazione che noi italiani ci ostiniamo a chiamare con una parola inglese diversa da quella usata dagli anglosassoni – che non voleva saperne di fare il suo dovere, impedendo a mia moglie, che ero andato a prendere, di scendere dall’aereo.

Durante l’attesa imprevista, sempre il caso ha voluto che proprio lì vicino ci fosse una libreria.

Ho da sempre la passione per le librerie delle quali sono stato affezionato ed assiduo cliente. Parlo al passato, perché da alcuni anni ormai leggo quasi esclusivamente ebook  che compro ovviamente online; frequento da allora le librerie “solo” perché mi piace gironzolare tra i libri e perché ho un grosso limite: riesco a trovare cose che mi interessano solo toccando, sfogliando e leggendo la quarta di copertina dal vivo – lo so, la descrizione del libro c’è anche sui siti che vendono ebook, ma per me non è la stessa cosa!

Ma l’altro giorno, mentre aspettavo che il finger si appiccicasse alla fusoliera dell’aereo che aveva portato mia moglie da Milano a Roma, ho incontrato un libro bello, che mi sarebbe piaciuto possedere e non solo leggere. Un libro con la copertina cartonata colorata, che appena l’ho aperto m’ha travolto con quell’odore inconfondibile che solo la carta stampata ha.

Ed allora, dopo essermi appuntato sul telefono un paio di titoli che comprerò in formato elettronico, me ne sono andato alla cassa con quell’aggeggio pesante in mano, contento di portarmelo via.
E mentre aspettavo che il finger si decidessero a spingerlo a mano per adagiarlo alla carlinga dell’aereo che ha portato mia moglie da Malpensa a Fiumicino, lo annusavo e per un attimo mi è passata la paura che le librerie siano destinate a scomparire. Ed ho pensato che finché ci saranno libri belli che vale la pena di possedere, dovranno per forza esserci dei posti dove vederli e comprarli.

Se interessa, il libro è Dimentica il mio nome di Zero Calcare.

Il catechismo

Pastore Tedesco
Pastore Tedesco,
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Ieri sera sono andato a vedere l’anteprima de Le ragioni dell’aragosta, il nuovo film di Sabina Guzzanti, e sono venuto a sapere che il nuovo catechismo di papa Ratzinger, riguardo la “moralità dell’uso della forza militare” – bada bene, non guerra… – riporta testualmente:

“L’uso della forza militare è moralmente giustificato dalla presenza contemporanea delle seguenti condizioni: certezza di un durevole e grave danno subito; inefficacia di ogni alternativa pacifica; fondate possibilità di successo; assenza di mali peggiori, considerata l’odierna potenza dei mezzi di distruzione.”

Ai bimbi il catechismo della chiesa cattolica insegna che la guerra, se si è ragionevolmente certi di vincerla e se si hanno certezze su eventi futuri incerti per definizione, si può fare.
Non sono cattolico, ma mi permetto di dire che Gesù Cristo certe cose proprio non se le merita.

Il film della Guzzanti invece merita eccome.

Salvador Allende

Gran bel documentario quello visto ieri sera al Tibur. Bello ed emozionante.
La visione mi ha insegnato anche un paio di cosette.
La prima, che poi forse è più una conferma che altro, è che Allende è stato un grande uomo politico.
La seconda è che la prima cosa che deve fare qualsiasi governo che voglia cambiare le cose a favore dell’uguaglianza e dei diritti del popolo è abolire l’esercito.

Le invasioni barbariche

Forse è perchè non mi ritengo un esperto di cinema, forse è perchè non ho molto tempo libero. Fatto sta che non riesco a star dietro alle uscite cinematografiche ed a sapere con esattezza quando usciranno i film che mi interessano o addirittura a sapere se un certo film può interessarmi. Insomma, quando vado su un sito specializzato per pianificare la mia serata cinematografica, difficilmente scorro tutto l’elenco dei film in programmazione, piuttosto vado subito a vedere cosa danno nelle sale di cui mi fido, nelle quali sono ragionevolmente confidente siano in programmazione film che valga la pena vedere.

Giuro, in un buon novanta per cento dei casi funziona.
“Le invasioni barbariche”, però, l’ho scelto io. Sono bastati il titolo e la locandina a far sì che fosse il film prescelto per passare una fredda serata di ritorno da un fine settimana romagnolo.
Generazioni diverse e filosofie di vita diverse. Un assistenzialismo in crisi ed una società capitalista spinta all’estremo. Un gruppo di sessantottini in crisi d’identità e un figlio in carriera. Un angelo ed un’infermiera.
Tutto questo attorno alla malattia, al dolore ed alla scelta di vivere in maniera consapevole la morte.
Bello, emozionante.

Transumanze musicali

Capita tutto in una sera.
Si comincia da Patty Smith. Because the night è la prima tappa del percorso intrapreso verso le undici.
Passo a David Bowie, mi ha sempre incuriosito. Conosco una canzone in particolare, si intitola Heroes.
Mi metto a cercare in rete, scopro che l’album dal quale è tratta porta il suo stesso nome. L’album è del 77, come anno già mi ispira di per sè!
Comincio a sentire un po’ di pezzi, mi piacciono.
Scopro che il Bowie nel periodo in cui lavora a Heroes è una larva umana. Devastato dalla cocaina e da chissà cos’altro gira in macchina per la California ascoltando Autobahn, un album dei Kraftwerk. Fanno musica elettronica, sono tedeschi.
Tornano in superficie i ricordi delle autostrade tedesche: centinaia di chilometri di asfalto, ai lati alberi altissimi, tutti uguali. Viene sonno solo a pensarci, figurarsi alla guida!
Bowie in quegli anni si trasferisce a Berlino.
Io in questi anni lo ascolterò.

La Repubblica di San Gennaro

A Roma di tanto in tanto vengo a scoprire sale cinematografiche che stridono decisamente con i luoghi nei quali si trovano.

Il Roxy Multisala è una di queste. Sita nel cuore del quartiere Parioli, regno del qualunquismo più estremo fatte salve alcune eccezioni che però ancora non ho avuto il piacere di incontrare, ha una programmazione di tutto rispetto e decisamente in controtendenza con la media di un quartiere che si nutre di pane e Parioli Pocket.

La Repubblica di San Gennaro è uno dei film in programmazione al Roxy. Originale e divertente, racconta di un’Italia futura (2013) dove la secessione si è ormai consumata e la Repubblica del Nord istituisce dei campi di lavoro per gli immigrati provenienti dal meridione.

Un film che non aggiunge nulla di nuovo alla storia del cinema, ma che fa trascorrere due orette in allegria con lieto fine. E tra una Charlie’s Angel e l’altra non mi sembra poco!

City of God

Non mi sento di fare recensioni, non tanto esperto di cinema da sentirmene in grado. Quello di cui sono certo è di aver visto un bel film che fa un ritratto fedele della durissima realtà delle favelas brasiliane ma che riesce anche a strappare qualche sorriso. Dentro c’è anche un pizzico Tarantino, ma questa è tutta roba vera. Insomma, se vi capita sono due ore spese bene!

Il sito del film in portoghese ed in inglese: http://cidadededeus.globo.com/