Abbonamenti

Stamattina prima di uscire di casa ho controllato il traffico su Octotelematics. Ne risultava che la porzione di Grande Parcheggio Anulare che avrei dovuto percorrere per raggiungere l’ufficio era completamente intasata.
Sono sceso dal tabaccaio e ho comprato l’abbonamento della metropolitana per il mese di settembre.

Eroi dei nostri giorni

Stamattina al giornale radio hanno passato un’intervista all’intramontabile Sylvester Stallone.
Dice che non esistono più gli eroi di una volta, che non ci sono più grandi personaggi che si possono annoverare come tali e che secondo lui, al giorno d’oggi, gli unici eroi sono le persone comuni.
Un esempio per tutti: i militari statunitensi che combattono tutti i giorni in Iraq.

Premio di consolazione: fortunatamente fa ancora l’attore e non si è messo in politica come il suo ex-collega Schwarzenegger. Non credo che ce ne sia bisogno, ma se in futuro dovesse servire, sono disposto ad immolarmi ed andare a vedere un suo film per evitare che, depresso dal calo degli incassi, segua anche lui le orme di Terminator.

Paradosso democratico

Alcuni giorni fa, a pranzo, si stava discorrendo con alcuni colleghi sul ruolo degli Stati Uniti nello scacchiere internazionale, sulla questione 11 settembre e tutto ciò che ne è conseguito. Uno dei commensali sosteneva che ormai è sufficiente che un paese sia democratico e militarmente potente, perchè sia giustificato a commettere qualsiasi atrocità rispetto ad un paese che non lo è, potendo così accampare la scusa dell’esportazione della democrazia per sfruttarne le risorse e instaurare nuovi equilibri economici più favorevoli.
Ma i fatti dimostrano che non è affatto vero che per scatenare le ire di un paese “democratico” uno stato debba avere un regime dittatoriale. E’ sufficiente che la sua democrazia non vada bene al potenziale aggressore e che i propri elettori abbiano eletto dei rappresentanti che non piacciano al potente di turno. Due esempi per tutti sono quelli dell’Iran e della Palestina dopo le ultime elezioni.
Se poi aggiungiamo anche il fatto che i risultati elettorali in questione siano stati in buona parte provocati dal clima instauratosi nella regione dopo i fantastici interventi degli esportatori di democrazia, la frittata fatta.

Frullato di giornali(smi)

Una persona che conosco, per far fronte alle spese, consegna giornali alle edicole. Lavora dalle 2 e mezza di notte alle 7 circa di mattina. Lo pagano a cottimo, al nero naturalmente.
La settimana scorsa c’è stato lo sciopero dei giornalisti. Su di esso circolano opinioni contrastanti, ma una delle cose che sembra inconfutabile è che oramai anche le redazioni sono piene di lavoratori precari, o come si dice in giro, di “giornalisti freelance”. Di fatto anche loro vengono pagati a cottimo e sono spesso e volentieri sfruttati e soprattutto ricattabili.
Fatto sta che il mio conoscente durante lo sciopero non ha lavorato e di conseguenza non ha guadagnato nulla.
Un altra persona che conosco, due giorni fa, assertiva che i giornalisti sono tutti servi e che loro ed i giornali su cui scrivono non hanno motivo di esistere. Che io sappia non ne legge.

Un po’ di cose da leggere:
City of God
Grandi firme (Confusioni quotidiane)
Comunicato della FNSI sullo sciopero

Iraq – Italia

Gilardino, giocatore della nazionale italiana di calcio, relativamente alla partita di domani contro gli Stati Uniti, ieri ha dichiarato:
“Sappiamo che i nostri soldati a Nassiriya ci vedranno, vogliamo fare bella figura anche per loro. Combattono ogni giorno per l’Italia”.

Fossi in lui mi limiterei a giocare a pallone.

Ogni altro commento è superfluo.

Fonte immagine Vacas Flacas

Brevetti software in Europa

Alcuni giorni fa Punto Informatico ha pubblicato una notizia riguardante la questione della normativa sulla brevettabilità del software nell’Unione Europea.

La notizia aveva un titolo molto interessante che ha suscitato l’interesse mio e di diversi amici: Niente brevetti software in Europa. Incuriosito sono corso ad informarmi meglio e mi sono fatto anche un’idea della situazione.

Tutto nasce da una chiarificazione data dalla Commissione europea sul tema della brevettabilità del software a fronte di un’interrogazione fatta dal parlamentare europeo del PSE Adam Gierek.Gierek nella sua interrogazione fa riferimento alla bocciatura, da parte del Parlamento europeo, della giurisprudenza dell’Ufficio europeo dei brevetti (UEB) che permette la brevettabilità del software. Egli esprime preoccupazione riguardo le prassi dell’UEB che, nonostante la presa di posizione del Parlamento europeo, continua a concedere brevetti per soluzioni non brevettabili (quali quelle software) nel quadro della legislazione vigente e conclude chiedendo conferma alla Commissione se la sua posizione prevede ancora che la giurisprudenza dell’EUB possa essere applicata ai brevetti comunitari.

La risposta della Commissione chiarisce alcuni punti importanti. Innanzitutto afferma che l’Ufficio europeo brevetti (UEB) non è un organismo comunitario e che la proposta di legislazione della Commissione sui brevetti non intende emendare la struttura del sistema europeo dei brevetti. In particolare puntualizza che il processo che precede la concessione del brevetto potrebbe essere gestito in linea di principio dall’UEB, mentre il processo successivo alla sua concessione dovrebbe essere regolato dalla legislazione comunitaria sui brevetti.

La commissione aggiunge anche che l’UEB dovrebbe applicare ed essere soggetto alla nuova legislazione comunitaria nel rispetto del brevetto comunitario e conferma che, in base alla regolamentazione sui brevetti comunitari, i brevetti concessi per soluzioni non brevettabili come quelle software possono essere invalidati attraverso un procedimento giuridico.

Un po’ di analisi.

La commissione afferma che il software non è brevettabile, ma questo, dopo la bocciatura del Parlamento europeo, lo sapevamo già.

I brevetti vengono concessi e gestiti da un ente non comunitario, quindi privato. Questo ente, in quanto tale, agisce con regole proprie guidate da principi di “mercato”, ma dovrebbe farlo nel rispetto della normativa comunitaria.

Il punto è: cosa succede se questo ente contravviene alle suddette norme?

La commissione non ne parla, dice solo che i brevetti concessi illegalmente possono essere invalidati attraverso un procedimento giuridico e non fa riferimento ad eventuali ed auspicabili sanzioni a fronte di comportamenti non consentiti dalla giurisprudenza comunitaria.

Ora, se i soggetti che normalmente richiedono brevetti sono in grado di sostenere i costi che ne derivano, questo non è vero per i soggetti che i brevetti li “subiscono”, in genere piccole e medie imprese che non sono economicamente in grado di aprire una vertenza con l’UEB per richiedere l’annullamento di un brevetto concesso illegalmente e che per sopravvivere si troverebbero costretti a pagare i diritti a chi ha registrato il brevetto stesso.

Penso quindi che, se non prevista, l’introduzione di sanzioni ai danni dell’UEB a fronte di comportamenti contrari a quanto previsto dalla comunità europea, sia l’argomento centrale e forse l’unico valido per contrastare il proliferare di brevetti concessi illegalmente su soluzioni per le quali la brevettabilità non è consentita dalla giurisprudenza comunitaria.

In mancanza di questo elemento fondamentale ci troveremmo in una situazione di illegalità a solo vantaggio dell’EUB e delle multinazionali del software.

Ferma restando la mia netta convinzione che la libera circolazione dei saperi sia la strada da percorrere e l’obiettivo da raggiungere, anche da un punto di vista capitalistico/liberista non si riesce ad intravedere quale sia il vantaggio per l’Unione Europea nel tollerare la registrazione di brevetti illegali di fatto invalidabili a quasi esclusivo vantaggio delle multinazionali (per la maggior parte extracomunitarie) e a solo danno delle aziende europee, prevalentemente piccole e medie imprese non in grado di contrastare la potenza economica delle multinazionali del software.

Meno matematica e più sociologia

Dopo anni che sostengo che il mio lavoro di consulente nei servizi informatici richiede almeno per metà delle buone competenze socio-psicologiche, finalmente trovo qualcuno che lo mette nero su bianco come io non avrei saputo fare.
Riporto la conclusione dell’articolo di Alessio Porcacchia pubblicato su Punto Informatico di oggi:
“Oggi l’informatica diventa sempre meno matematica e più sociologia. Il consulente IT prima di essere informatico diventa un parser per l’interfaccia umana che si trova nell’ufficio accanto.
Mi chiedo e vi chiedo se era questo che 15 anni fa noi informatici ci aspettavamo.”
Quindici anni fa facevo altro e non saprei dire, ma cinque anni dopo, quando ho cominciato a fare questo mestiere, posso dire tranquillamente che non me l’aspettavo, anche se ho capito quasi subito che sarebbe andata così.

Teorizzazione sulla produttività lavorativa individuale

Non la metto sul politico perchè da un lato potrebbe risultare scontato e dall’altro troppo facile e banale. Lavorare meno, lavorare tutti. Sacrosanto.
Ma voglio fare una lettura da un altro punto di vista. Ed è vero e sacrosanto anche quello che sto per dire.
Tutti coloro per cui lavoro sono soddisfatti di quello che faccio. Sono soddisfatti di come mando avanti le attività, faccio le cose bene e nei tempi previsti.
Fin qui tutto a posto, non c’è nulla di strano.
La cosa particolare è che il tempo che mediamente dedico alle attività prettamente lavorative quando sono in ufficio credo che difficilmente superi il 60 percento del totale.
Ora, quello che mi chiedo è: perchè non mi permettono di stare il 40 percento in meno del tempo in ufficio anzichè costringermi a star qui a fare altro?
Rivendico le mie tre ore di vita quotidiane!

Emigro…

Ebbene sì, alla fine Zot ha deciso e dopo mesi passati nella paziente attesa che la situazione dei blog di Excite migliorasse si trasferisce su iobloggo.com. Zot è molto affezionato ad Excite e non avrebbe mai voluto lasciarlo, ma il fatto che per Excite i blog non abbiano alcuna importanza è fin troppo evidente, con tutto ciò che ne consegue..

Quindi da adesso in poi Zot lo trovate qui:

http://zot.iobloggo.com


Aggiornate i bookmarks!!

Estetica del coatto romano

C’ho fatto caso solamente ieri.
No, non è vero.. Sto dicendo una bugia. L’avevo notato da un po’ di tempo, ma preso da ombelichi, canottierine, jeans a vita bassa, non avevo mai approfondito.
Ieri finalmente, mentre stavo pagando il pranzo alla cassa della tavola calda q-eight sulla Tiburtina, due neuroni si sono toccati, la scintilla è schioccata ed ora è tutto più chiaro.
Ora sono consapevole che il coatto va in giro equipaggiato di occhiale da sole – modello aderente e aerodinamico, possibilmente a specchio – non dove il suo utilizzo funzionale avrebbe una ragion d’essere, ma sulla fronte, poggiato sulle sopracciglia! Mentre mangiavo ho provato ad astrarre la mente dalla realtà e mi sono messo ad osservarne uno: avevo di fronte a me un bipede a quattro occhi, due sopra e due sotto, quelli sopra protetti da sfavillanti lenti riflettenti.
La mia ricerca sulle tendenze coatte a Roma (ma forse anche nel resto d’Italia) continua. Stamattina mentre ero al bar a fare colazione, un’altra illuminazione: le sopracciglia finemente curate immagino attraverso l’uso di pinzette probabilmente dietro compenso, da un’abile estetista. Suppongo il coatto medio pratichi questa curiosa forma di depilazione facciale per rendere il viso più attraente..
Eppoi la camicia con il colletto che arriva fino alla base dei lobi delle orecchie.
Chi ha capelli porta il codino, chi ne ha di meno sfoggia una pettinatura paracula con gelatina, chi infine è stato colpito da prematura calvizie porta il capello rasato a zero. Mi sono sempre chiesto dove trovano tutte le mattine la forza ed il coraggio di farsi la barba in testa!