Pena di morte

Di me si possono dire molte cose, ma non che io sia un sostenitore accanito degli Stati Uniti, anche se è vero che da qualche anno – dopo esserci stato di persona – ho rivisto alcune delle mie posizioni più radicali a riguardo.

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E’ da stamattina che mi capita davanti agli occhi la notizia delle due condanne a morte per impiccagione che sono eseguite oggi in Giappone.

La prima cosa che mi è venuta in mente è che non sapevo che in Giappone ancora vigesse la pena di morte; la seconda è che non capisco per quale motivo, quando si parla di pena capitale, il primo luogo che viene spesso citato sono gli Stati Uniti d’America quando essa è attualmente applicata in 58 stati.

La stessa Wikipedia, alla voce Pena di morte, riporta un paragrafo intitolato “La pena di morte negli Stati Uniti d’America” la cui prima frase recita:

Gli Stati Uniti sono l’unico paese industrializzato, completamente libero e democratico, assieme al Giappone, che applica ancora la pena di morte.

Una cosa che non farò mai più (anzi un paio)

Mi è tornata in mente proprio poco fa, risalendo dalle viscere della mia coscienza come una bolla che torna a galla lenta ed inesorabile.

Mi è tornata in mente vedendo la prima pagina de Il Manifesto di sabato scorso il cui titolo “Benvenuti a Casa Grillo” campeggia sopra la foto del portone di ingresso di Casa Pound a Roma.

Immagine dal sito www.ilmanifesto.it

Mi è tornato in mente che qualche mese fa mi sono ritrovato in pizzeria con alcuni conoscenti per festeggiare la visita di un amico che da tempo si è trasferito in un’altra città. Causa l’imminenza delle primarie del PD, si è caduti nell’argomento “politica” che ha scatenato un’accesa discussione durante la quale molti insospettabili si sono rivelati essere convinti sostenitori del movimento politico fondato e capitanato dal comico genovese.

Ecco, io cene con annesso dibattito politico inutile su argomenti inaffrontabili ed inascoltabili come quelli relativi al movimento politico fondato e capitanato dal comico genovese non ne voglio più fare. Il mio tempo vale molto di più.

Sempre a proposito di cose che tornano a galla nella memoria, tanto tempo fa – saranno stati gli anni 90 – andai ad uno spettacolo del comico genovese e mentre ero sugli spalti del Palaeur, alcuni giovani lanciarono dei volantini che inneggiavano ad un non meglio identificato gruppo chiamato Zeta Zero Alfa.

Già all’epoca la cosa mi suonò strana, ma adesso, con una semplice ricerca su Google tutto è più chiaro ed il cerchio si è chiuso.

Dubbi non ce ne sono, chi ancora ne ha o è cieco o fa finta di non vedere.

Nota a piè di pagina: sì, lo so, ho quasi parafrasato il titolo del famoso saggio di David Foster Wallace, ma quella sera non mi sono divertito.

 

Cripticità involontarie

Nulla è più terribile dell'ignoranza attiva. Goethe

Immagine da anideee.blogspot.com/

Un errore che secondo me si fa troppo spesso è quello di sopravvalutare le persone.

Un caso eclatante è il breve articolo che accompagna il video di un’intervista a Claudio Lotito, pubblicata sul sito di Repubblica.

L’articoletto recita tra le altre cose:

Il presidente della Lazio commenta le voci della sua discesa in campo nella politica con il suo solito linguaggio criptico

Esprimersi con un linguaggio criptico è un atto volontario, ma nell’intervista l’unico evidente atto volontario è quello di non voler imparare a parlare correttamente la lingua italiana.

Assolutamente no

Mi è venuto in mente ieri ascoltando Caterpillar, mentre parlava una radio ascoltatrice chirurga plastica, figlia di grafico pubblicitario; si parlava di scalate sociali da parte dei figli rispetto ai genitori e la tipa nel giro di non più di sessanta secondi avrà detto “assolutamente sì” al ritmo di uno ogni dieci secondi.

Ed è una cosa di pelle alla quale non riesco a dare una spiegazione concreta, il fastidio che percepisco in modo tangibile quando sento utilizzare l’espressione “assolutamente sì/no”.

Inutile rafforzamento, vendita di certezze, forzatura, questo è quello che sento se proprio devo provare a dirlo; ma su Wikipedia ci sono riusciti sicuramente meglio di me:

Nel linguaggio comune, l’uso dell’espressione “assolutamente sì” (o della sua controparte, “assolutamente no“) è diventato estremamente diffuso, dilagando in maniera martellante anche in contesti in cui non è necessario alcun rafforzamento: per questo motivo, esso è considerato alla stregua di un tormentone, frutto di una forma di adeguamento conformista a una costume diffuso percepito come tendenza alla moda[3], un tic linguistico di cui è facile vittima chiunque voglia «riempir[si] la bocca in modo pretenziosamente trendy.