Noia normale, noia mortale

Torno oggi in ufficio dalle ferie dopo aver vissuto per cinque giorni in un paesello abbarbicato sulle pareti delle Alpi Apuane. La rete è lenta e non riesco a far nulla. Meglio così, probabilmente non avrei fatto nulla lo stesso!

Ma c’era da aspettarselo. Già dal mattino il bentornato tra i comuni mortali non è stato tra i migliori: due ore per a per raggiungere l’ufficio, giusto in tempo per la pausa pranzo! Sasser, il virus che ha cominciato a diffondersi durante il fine settimana tra gli incoscienti che tengono ancora il loro computer senza una firewall, oltre ad aumentare il traffico delle reti informatiche, deve aver contribuito ad aumentare anche il traffico stradale!

Alla fine

Alla fine sono sceso dalla macchina, perchè anche se nessuno può veramente capire quello che sentiamo dentro (spesso nemmeno noi stessi) non per questo dobbiamo smettere di rapportarci con quello che sta fuori.

Alla fine sono sceso dalla macchina perchè immergerci in quello che c’è fuori a volte aiuta a sollevarci dal tormento che abbiamo dentro.

Alla fine sono sceso dalla macchina perchè la maggiorparte del nostro tempo è dedicata alla sopravvivenza materiale, che ci piaccia o no.

Alla fine sono sceso dalla macchina perchè io non sto fermo con il motore acceso per poter tenere l’aria condizionata in funzione.

Alla fine sono sceso dalla macchina perchè lì dentro faceva tanto caldo.

Alla fine sono sceso dalla macchina e sono venuto in ufficio. Ho trovato la mia stanza deserta, i corridoi quasi.

Forse era meglio rimanere in macchina o forse no.. almeno qui fa più fresco.

Io pranzo da solo

Mattinata movimentata quella di oggi tra rubinetti da riparare, applicazioni che vengono messe in produzione nel mese di agosto ed inquietudini interiori con le quali preferisco non tediarvi. Al termine di tutto questo un bel pranzo solitario da Gaudì.
Vivo da solo e mangiare in casa senza compagnia è per me una cosa assolutamente normale. Spesso mi capita di farlo con la scatola luminosa spenta di fronte e la musica di sottofondo.
[…] Mangiare da solo fuori casa, in ristoranti o luoghi affini, è una cosa un po’ più particolare che va gestita in modo opportuno!
Importantissimo è il posizionamento del tavolo al quale ci si siede. Il commensale solitario non si deve sentire al centro dell’attenzione ma allo stesso tempo deve aver modo di far spaziare lo sguardo sul resto del locale.
Non c’è modo migliore per passare il tempo mentre si attendono le pietanze che osservare tutto quello che ci circonda: i movimenti dei camerieri e dei pizzettai, le dinamiche che si svolgono agli altri tavoli.
Se poi la gestione del locale fa anche in modo che i solitari siano vicini in modo da percepire di non essere soli in questa condizione apparentemente un po’ sfigata il gioco è fatto: ed anche l’imbarazzo di sentirsi “strani” svanisce come per incanto!
Tanto per farla breve, a pranzo mi sono mangiato una pizza che non perdona, si chiama “li Galli” e consta di pomodorini, aglio e pecorino. Per chiudere una bella fetta di anguria.
Al ritorno i colleghi mi hanno chiesto come mai non li ho chiamati per mangiare assieme.. ho argomentato che non volevo farli aspettare troppo il mio arrivo il cui orario era peraltro incerto.
La verità?
Oggi avevo voglia di mangiare da solo!