Il pelacarote

Era così bello il mio pelacarote.

Tutto in metallo cromato mi accompagnava dalla fanciullezza, da quando la mia mamma lo usava per preparare le pietanze a base dell’ortaggio tanto caro a Bugs Bunny.
Parlo al passato del mio fido compagno di zuppe di cereali, ne parlo al passato perchè, evidentemente stanco della noiosa vita alla quale lo costringevo, ha voluto sperimentare nuove strade. All’inizio credevo di averlo riposto nel cassetto sbagliato, l’ho cercato nei posti più strani, sono arrivato anche a controllare se fosse in camera da letto, nel caso avesse avuto l’irrefrenabile ed improvvisa voglia di stendersi un po’ sul futon.
Invece niente, se n’è andato.
Me lo immagino nelle mani di una dolce fanciulla o di uno chef affermato e famoso. E sono contento per lui, che finalmente si sente realizzato e gratificato.
Ed io mi ritrovo a cercare un suo degno sostituto, e mi rendo conto solo ora che oramai i pelacarote di metallo non esistono più, che il mio caro amico era uno degli ultimi esemplari di una specie in via d’estinzione.

Forse avrei dovuto curarmi di più di lui, fatto sta che adesso non riesco a trovare il coraggio di sostituirlo con un armese con il manico di plastica colorata.
E allora le carote per ora le pelo col coltello, sperando di sentire, un giorno o l’altro, uno strano rumore metallico sulla porta di casa, di aprire e trovarmelo di nuovo davanti allegro e sorridente come ai bei tempi.